mercoledì 13 gennaio 2016

A quest'ora della notte... di silenzi e discese nella miniera della notte

A quest'ora della notte il mondo è addormentato. 
I librai spesso sono svegli, ironia di un lavoro che ti concede di incontrare le storie spesso solo a tarda notte.

In questo attimo ovattato che una volta Dahl chiamò l'ora delle Ombre mi fermo a gustare la notte e il suo esistere, 

a quanti fanno notte del giorno, 
a chi è sceso nella miniera della notte. 

Rubo le parole per nominare a Silvia Vecchini, perché d'altronde erano Poesie della notte, del giorno e di ogni cosa intorno (Topipittori), accompagnate dalle tavole di Marina Marcolin:

Sono a letto.
È scuro fuori, in casa tutto spento:
scendo con l’ascensore lento
nella miniera di carbone della notte.
Mi addormento. Voglio andare
giù piuttosto che salire,
dondolare come una moneta
nell’acqua della fontana
finire in fondo,
scendere le scale che ho dentro
e perdermi un poco se è profondo




Di qui a poco i miei pensieri andranno a quella che un giorno Silvia Vecchini in un bellissimo albo ha chiamato La mia invenzione, illustrazioni di Maria Giron, edizioni Corsare. 
Il silenzio. 
Invenzione, a volte conquista, altre terreno di rabbie più o meno sopite, di dubbi o di bellezza, uno spazio abitato destinato a incontri, densi di non detto o socchiusi su serenità di chi è capace di comprendersi con uno sguardo. 


Quello dei fiori, addormentati e chiusi in attesa. Cantati da voci, mescolati nei profumi. Densi di vita, di passione, di esistenza, pur sapendo che la loro sarà breve, il tempo di una stagione, ma cullati dalla bellezza.




Ci sono silenzi densi, abitati appunto, enormi. Il silenzio del mare direbbe Vercors, capace di inghiottire barche e vite ed essere ancora meraviglioso.
 E silenzi rari, unici, sottili.  Fatti della stoffa del vento e della memoria, fatti del suono di un respiro o della sua assenza. Quei silenzi che significhiamo di ricordi. Il silenzio del cappello di Granpa' (Camelozampa) che scivola sulle acque del lago, un silenzio fatto di presenza, il silenzio del nonno de L'Africa, piccolo Chaka (Ippocampo), fatto di rumore in realtà, fatto del suono del vento fra le foglie. Due silenzi che mi hanno sempre riportato a un pezzo di Tiziano Terzani

E ricordati, io ci sarò. Ci sarò nell'aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.

C'è il silenzio leggero di una sorta di passo in punta di piedi in queste parole spiate da altre vite. C'è un silenzio di discrezione, come quando fra le righe nascondi parole che possano essere di cura per chi legge, trovate in tasca come un segreto, come quando ti trovi a spiare una creatura muoversi nella neve, il silenzio perfetto della forma e del colore, o un gigante infilare una tromba e soffiare qualcosa senza emettere alcun suono nella vostra stanza. E così all'ora delle Ombre spero ancora che ci sia qualche GGG che soffi sogni nei vostri sonni.
Qualche amico insonne sarà forse sveglio a scrivere, lei che normalmente è sveglia, giusto per far la solita bastian contrario, ora è addormentata. 
Serve qualcosa che accompagni, 
qualcosa 
per dire, in ogni istante, sogni belli.
Per oggi, e ogni domani.


v.s.

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